I dubbi della politica: Sono domande da “pórci” o da “pòrci”?.
Sono domande
da “pórci” o da “pòrci”?
Porca
differenza: tra la “o” chiusa e la “o” aperta!

martedì 8 novembre 2011
il «responsabile» simbolo
«Maiale io? E questi
che saltano giù dalla nave?»
Scilipoti: «Mi si rivolta lo stomaco dalla rabbia, la gente mi fa le
pernacchie e i centri sociali mi danno la caccia»
ROMA - «E io sarei il maiale? No, dico: io sarei il
maialeee?».
Va bene, onorevole Scilipoti: ora che...
«Mi hanno insultato come fossi il peggior essere schifoso di questo Paese,
capitooo? Mi hanno deriso, aggredito, minacciato di morte...».
Si calmi, onorevole.
«Uff... Uff... Mi si rivolta lo stomaco dalla rabbia...».
Senta...
«Lo zimbello di tutti sono diventato... Cammino, e sento la gente che
sghignazza. Sto in macchina, e mi fanno pernacchie... Per non parlare di quelli
dei centri sociali, che mi danno la caccia con i bastoni...».
Mi spiace, ma...
«Le dispiace? Non me ne importa niente che le dispiace: adesso deve spiegarmi
cosa direte voi giornalisti di questi qui, come li definite questi miei
colleghi che saltano giù dalla nave berlusconiana?».
Lei...
«Io? Io cosa? Io, lo scorso 14 dicembre, lasciai l'Italia dei Valori per
sostenere Berlusconi, certo. C'era un governo in difficoltà, feci un
ragionamento politico, magari era giusto, magari era sbagliato, comunque feci
un ragionamento... Ma questi?».
Questi chi?
Questi che tradiscono il premier buttandosi nelle braccia di Casini, che sta
lì, a lanciare ciambelle di salvataggio? Questi che ragionamento hanno fatto?».
Vorrei riuscire a farle una domanda.
«E che mi deve domandare? Parli con Casini, piuttosto, le faccia a lui le
domande. Gli chieda dove ha trovato la forza per imbarcare una come la
Carlucci...».
Lei cosa pensa dell'onorevole Gabriella Carlucci?
«Oh... Che il Signore la illumini...».
Anche Isabella Bertolini, per anni di stretta osservanza berlusconiana, è
incerta.
«Oh, la Bertolini... che il Signore la accompagni...».
Scusi, dove?
«Ma no, dicevo in senso cristiano... Perché a me sa cosa mi ha salvato?».
Cosa?
«La fede. Mi sono sempre detto: tu, Domenico, devi resistere, ti hanno messo in
croce ma tu resisti e non ascoltare quelli che stanno lì, con il ditino alzato
a dare lezioni di coerenza. Anche perché se dovessi ascoltarli...».
A chi sta pensando?
«A chi? Scusi, lei ha per caso idea di quante volte Fini ha cambiato idea in
vita sua? E Rutelli? E Tanoni?».
Il leggendario Italo Tanoni.
«Quello sta di qua, di là, ritorna di quà, la sua amica di partito, la
Melchiorre diventa persino sottosegretario e poi però, senza un apparente
motivo, batabum! tutti e due ritornano di là... Tutti bravi, tutti leali, tutti
politicamente corretti. Però poi alla fine solo il sottoscritto è un
mascalzone!... Mi si rivolta lo stomaco, mi si rivolta...».
Ci sarebbe pure questa voce...
«Quale voce?».
Lei va in giro a parlare bene del suo ex leader, Antonio Di Pietro.
«Uhhh...».
No, a questa domanda deve rispondere.
«Beh, insomma: quando Di Pietro dice che il Paese ha bisogno di due, tre
riforme importanti, mi trova d'accordo».
Ma non è che lei si sta riavvicinando a Di Pietro?
«Ma possibile che a voi giornalisti sfugga sempre una cosa?».
Quale?
«La più semplice: in politica ci si confronta, ci si lascia, ci si ritrova.
L'importante è ragionare sempre e solo nell'interesse del Paese».
Beh...
«Non ha capito quello che ho detto?».
No no, ho capito.
«Ah, ecco...».
In caso di elezioni, lei che fa?
«Vorrei presentare una lista con il mio "Movimento di
responsabilità"».
Appoggiando Berlusconi?
«Eh, piano...».
Piano, perché?
«Perché perché perché...».
Risponda.
«Scusi, lei vuol farmi leggere nel futuro?».
( Un personaggio pazzesco,
assoluto, definitivo, l'onorevole Domenico Scilipoti, di anni 54, ginecologo e
agopuntore, ora di ritorno in treno da Firenze. «Alla presentazione del mio
libro... eh eh... mi sono anche permesso di dire un paio di cosette, due o tre
ideuzze che ho e che ci porterebbero subito fuori da questa brutta crisi
economica» ).
Fabrizio Roncone

martedì 8 novembre 2011
Il tradimento ama
il potere
MARCO BELPOLITI
C’è tradimento e tradimento. Il
più terribile non è quello dell’abbandono dell’uomo o della donna amata, per
cui in italiano si può tranquillamente titolare un film di Truffaut, dedicato
alla vita coniugale, «Non drammatizziamo... è solo questione di corna», quanto
piuttosto quello che ha che fare con il potere. Il vero tradimento avviene
sulla scena del potere e ha come oggetto uno scambio ineguale. Giuda Iscariota,
l’unico apostolo che non proveniva dalla Galilea, consegna Gesù, il suo
Maestro, ai sacerdoti e si congeda da lui con il bacio. Il Cristo replica con:
«Amico, fai quello per cui sei venuto». Il tradimento è un atto in cui qualcuno
consegna qualcosa. Secondo un antico etimo «tradire» viene da «tra», oltre, e
«dare», consegnare. Il tradimento non è che una trasmissione, e solo nel corso
dei secoli tradire ha assunto un significato negativo, là dove invece implicava
un passaggio, un trasferimento. Nella tradizione letteraria che è scaturita dal
cristianesimo il gesto dell’Apostolo traditore è stato interpretato in molti
modi, quasi che Giuda, per essere coerente con se stesso, e con gli
insegnamenti del Maestro, lo consegni necessariamente ai sommi sacerdoti. Una
fedeltà oltre ogni ragionevole considerazione. A chi e a cosa? All’ideale. Il
tradimento supremo è un atto obbligato, una necessità, per adempiere a quanto
era già stato annunciato da Gesù medesimo; affinché il Figlio dell’Uomo potesse
sacrificarsi per tutti noi era necessario il bacio dell' Iscariota. Nel momento
del passaggio Giuda si avvicina e non riesce a guardare negli occhi il Cristo;
il bacio appare come un gesto di ripiego, una mossa diagonale, mentre Gesù,
così nella vulgata non scritta, lo fissa negli occhi. La tradizione pittorica
ci tramanda un Gesù a viso aperto, mentre il traditore ne fugge lo sguardo
diretto. Forse a questo allude il presidente del Consiglio quando dichiara:
voglio vedere in faccia chi è capace di tradirmi? Milan Kundera che tra gli
scrittori contemporanei ha scandagliato con più acutezza il tema del
tradimento, in «L’insostenibile leggerezza dell’'essere», sostiene la necessità
del tradimento, o almeno il suo valore positivo; gli pare come il modo per
sciogliere i legami che tengono fissati a noi stessi. L’ignoto è la meta cui
mira il traditore che compie uno scarto improvviso, un movimento ellittico
verso una possibile o presunta libertà, propria e altrui. Non si tradisce
dunque per debolezza, ma per obbedire a una vocazione profonda, come sostengono
i vangeli apocrifi redatti dalla sette gnostiche, ad esempio il Vangelo di
Giuda.
Un tema questo che è alla radice
del tradimento romantico, poiché il traditore o la traditrice cerca di colmare
con il suo atto imprevedibile qualcosa d’incolmabile: l’infelicità. Amore e
potere sono due facce della medesima medaglia, poiché, come il vangelo degli
gnostici dimostra, si tradisce per troppo amore: della verità, della felicità,
di se stessi, ma anche dell’altro, per obbedire al desiderio. Il vero opposto
di Giuda, un idealista per alcuni scrittori dell’Ottocento e del Novecento, è
Jago, l’uomo che trama nel buio, che suggerisce il sospetto, e logorato
dall’invidia, il male assoluto, commette il vero tradimento. Il vero traditore
antepone a tutto le ragioni di ciò che è superiore: Amore, Verità, Giustizia.
Il traditore è colui che «consegna qualcosa a qualche d’uno». Come accade nel
tradimento di Cesare: l’amato è diventato un tiranno, per cui merita di morire.
Lui sì che ha tradito, non i congiurati che ne hanno ordito l’assassinio. Loro
sono dei puri. I traditori sono eroi? L’intenzione era buona, il risultato
nocivo.
Dopo aver consegnato Gesù ai suoi
nemici, dopo il bacio, l’Iscariota si uccide. Secondo una tradizione apocrifa
si sarebbe gettato dall’alto, e schiantandosi al suolo le sue viscere sarebbero
schizzate fuori. Così compare in un sarcofago medievale del re Pedro I di
Portogallo: Giuda si squarcia il ventre da cui, oltre alle sue viscere, esce
una testa che sembra assumere la posa del rimorso. Jago non si pente, Giuda sì.
Ma è troppo tardi. Il potere non risparmia nessuno e il tradimento è la sua
legge più intima. Alla base di ogni potere c’è un tradimento. E ogni potere
cessa attraverso il tradimento. «Chi di spada ferisce, di spada perisce», dice
il proverbio. Il tradimento è il possibile nome della vendetta.