Napoli e le sue abitudini neapoliscallsnapoli | Napoli | Il Cannocchiale blog .

neapoliscallsnapoli
Napoli e Atene a quattro mani e due teste

 
26 gennaio 2012
POLITICA
Berlusconi e le nuove tecnologie


26 gennaio 2012

POLITICA  

Il Senatùr: «Silvio ha solo paura». Poi l'ennesimo ultimatum al Pdl: «A casa Monti o cade Formigoni». Il governatore lombardo sfida il Carroccio: «Una polemica che non ha futuro»

Mezze calzette, si, ma a prova di smagliatura.
23 gennaio 2012
Fumarea


Confesso che ho dovuto faticare un poco per capire il termine "fumarea". Inizialmente ho pensato ad una crasi: Area per fumatori -> fumarea. Però non trovavo il nesso logico con canna (almeno per sintassi!). Alla fine ho capito che per canna fumarea  si intendeva la canna fumaria, per l'evacuazione dei fumi prodotti in cucina.
30 dicembre 2011
CULTURA
In giro per il centro storico di Napoli

In coda per attendere un tavolo libero alla pizzeria "Da Michele" - Via Cesare Sersale, 1 (http://damichele.net/)




In coda davanti una pizzeria a Via dei Tribunali



Friggitoria d'è figliole - Via Vecchia Giudecca (http://www.lapilli.eu/lapilli1/index.php?option=com_content&view=article&id=419:sofia-loren-e-la-pizza-fritta&catid=67:gastronomia&Itemid=92)


Via Vecchia Giudecca


Il ripieno fritto "completo": cicoli (http://www.sito.regione.campania.it/agricoltura/Tipici/tradizionali/cicoli.htm), ricotta, mozzarella (o meglio fior di latte), salame, pomodoro


Il cartello non si nota, ma indica il divieto di transito a mezzi con altezza superiore a m 3,80. E se qualcuno con un mezzo di altezza superiore giunge fin lì cosa si fa? Si chiama un elicottero? Si distrugge il mezzo sul posto?


Una signora si gode la bella giornata fuori il suo appartamento al piano terra a Vico dei Panettieri (angolo Via dei Tribunali)


L'accesso a Napoli sotterranea (http://www.napolisotterranea.org/)


Un portone adiacente l'ingresso a Napoli sotterranea


Napoli sotterranea




Testine in terracotta a San Gregorio Armeno


Testine e gambe in terracotta a San Gregorio Armeno




Viva la sincerità


Napoli è la patria del gioco, del lotto in particolare. A Natale regna la tombola


triccabballac


Corni anti jella










Attività commerciale sotto la chiesa di San Paolo Maggiore (http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Paolo_Maggiore)


Deposito sotto le scale di accesso a una chiesa
23 dicembre 2011
SOCIETA'
Gioacchiono Belli preveggente...

A NOI CE SARVERANNO LE MIGNOTTE

 

Mentre ch’er paese se sprofonna
tra frane, terremoti, innondazioni
Mentre che so finiti li milioni
per turà un deficit de la madonna
Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l’atenei nun c’hanno più quattrini
pe’ la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazioni a cercà i mezzi
Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbroja a tutto spiano
e le pensioni so’ sempre ppiù basse
Una luce s’è accesa nella notte
Dormi tranquillo popolo italiano
A noi ce salveranno le mignotte!

 

È divertente senza dubbio.

Questa poesia in romanesco, gira in rete con l’indicazione che è stata scritta da Gioacchino Belli (confesso non conoscevo l’autore), ma visto (come recita il commento che la accompagna) che sarebbe stata scritta alla fine dell’800 a 30 anni dall’unità d’Italia, se fosse vera, il Belli avrebbe avuto la sfera di cristallo. Dubito che all’epoca c'era cognizione di: scuole e musei che cadono a pezzi (penso che si contavano sulla punta delle dita), popolo italiano, milioni e soprattutto di pensioni più basse (in Italia la previdenza sociale, nasce su base volontaria nel 1898: http://www.inps.it/portale/default.aspx?imenu=1).

4 dicembre 2011
SOCIETA'
Il destino secondo Corona

Da Aspro e dolce di Mauro Corona

Il destino è un mosaico dove ogni pietruzza viene scelta dalla sorte e piazzata al posto giusto nel momento giusto.

Mauro Corona: «La vita ci regala i pezzi per costruirla, sta a noi metterli al posto giusto»

«Balle – disse Celio mentre si versava ancora un po’ di grappa -  la vita non è programmabile. La vita nasce ogni mattina e viaggia nel mistero di quel che accadrà prima di sera. Nessuno assicura che domani uno di non sia morto. O anche ora, qui, sulla panca, tutti e quattro con una saetta.»

…..

 È uno che si inventa l’esistenza ogni mattina, in base alle proposte del destino

Da giovani basta un incontro balordo, una bravata, un cattivo esempio, un furtarello per fame, e ci si ritrova dentro a giochi più grandi di noi. È come l’alcol. Si comincia per scherzo e si finisce alcolizzati.

Sepp disse che doveva segare un passo di legna in pezzi da stufa. Un passo sono cinque metri cubi. Chiese il nostro aiuto. Uscimmo Celio ed io, Ota non volle saperne di muoversi dal divano. Attaccammo la catasta che stava davanti casa. Un sole giovane riscaldava il cortile, la neve lacrimava. Marzo stava per finire, tra qualche giorno avrebbe cantato il cuculo. Io porgevo i tronchi, Celio li teneva, Sepp segava.  Avevamo tagliato circa due metri quando la

lama della Sthil si mise a urlare. Era dentro fino a meta nel corpo di un grosso carpino. Sepp intuì e tirò a sé l’attrezzo ma troppo tardi. La lama era diventata liscia come la schiena di un coltello. Tutti i denti consumati, spezzati. Capimmo che nel ventre del carpino stava un corpo estraneo. Con cunei e mazza fendemmo il tronco per lungo. Nascondeva un cuore d’acciaio: una scheggia di bomba lunga più di venti centimetri. L’albero proveniva dalle buse del Tamér dove, durante l’ultima guerra, erano cadute numerose

bombe di grosse dimensioni. La grandine d’acciaio aveva colpito gli alberi tempestandoli di frammenti.

Celio osservò la scheggia in silenzio. Mi chiamò e disse: «Vedi canaj, il dolore delle persone é come quella scheggia lì. Una roba dura che ti entra dentro e che non puoi più togliere. E nessuna mano può levartela. Allora bisogna fasciarla, coprirla, crescergli attorno come ha fatto lui - e indicò il carpino sventrato - solo cosi puoi sopravvivere al dolore. Ma ti rimane dentro come quella scheggia». Celio esprimeva le sue filosofie con dolcezza quando non era troppo ubriaco.


9 novembre 2011
POLITICA
I dubbi della politica: Sono domande da “pórci” o da “pòrci”?.

Sono domande da “pórci” o da “pòrci”?

Porca differenza: tra la “o” chiusa e la “o” aperta!

 

 

martedì 8 novembre 2011

 

il «responsabile» simbolo

«Maiale io? E questi
che saltano giù dalla nave?»

Scilipoti: «Mi si rivolta lo stomaco dalla rabbia, la gente mi fa le pernacchie e i centri sociali mi danno la caccia»

 ROMA - «E io sarei il maiale? No, dico: io sarei il maialeee?».
Va bene, onorevole Scilipoti: ora che...
«Mi hanno insultato come fossi il peggior essere schifoso di questo Paese, capitooo? Mi hanno deriso, aggredito, minacciato di morte...».
Si calmi, onorevole.
«Uff... Uff... Mi si rivolta lo stomaco dalla rabbia...».
Senta...
«Lo zimbello di tutti sono diventato... Cammino, e sento la gente che sghignazza. Sto in macchina, e mi fanno pernacchie... Per non parlare di quelli dei centri sociali, che mi danno la caccia con i bastoni...».
Mi spiace, ma...
«Le dispiace? Non me ne importa niente che le dispiace: adesso deve spiegarmi cosa direte voi giornalisti di questi qui, come li definite questi miei colleghi che saltano giù dalla nave berlusconiana?».
Lei...
«Io? Io cosa? Io, lo scorso 14 dicembre, lasciai l'Italia dei Valori per sostenere Berlusconi, certo. C'era un governo in difficoltà, feci un ragionamento politico, magari era giusto, magari era sbagliato, comunque feci un ragionamento... Ma questi?».
Questi chi?
Questi che tradiscono il premier buttandosi nelle braccia di Casini, che sta lì, a lanciare ciambelle di salvataggio? Questi che ragionamento hanno fatto?».
Vorrei riuscire a farle una domanda.
«E che mi deve domandare? Parli con Casini, piuttosto, le faccia a lui le domande. Gli chieda dove ha trovato la forza per imbarcare una come la Carlucci...».
Lei cosa pensa dell'onorevole Gabriella Carlucci?
«Oh... Che il Signore la illumini...».
Anche Isabella Bertolini, per anni di stretta osservanza berlusconiana, è incerta.
«Oh, la Bertolini... che il Signore la accompagni...».
Scusi, dove?
«Ma no, dicevo in senso cristiano... Perché a me sa cosa mi ha salvato?».
Cosa?
«La fede. Mi sono sempre detto: tu, Domenico, devi resistere, ti hanno messo in croce ma tu resisti e non ascoltare quelli che stanno lì, con il ditino alzato a dare lezioni di coerenza. Anche perché se dovessi ascoltarli...».
A chi sta pensando?
«A chi? Scusi, lei ha per caso idea di quante volte Fini ha cambiato idea in vita sua? E Rutelli? E Tanoni?».
Il leggendario Italo Tanoni.
«Quello sta di qua, di là, ritorna di quà, la sua amica di partito, la Melchiorre diventa persino sottosegretario e poi però, senza un apparente motivo, batabum! tutti e due ritornano di là... Tutti bravi, tutti leali, tutti politicamente corretti. Però poi alla fine solo il sottoscritto è un mascalzone!... Mi si rivolta lo stomaco, mi si rivolta...».
Ci sarebbe pure questa voce...
«Quale voce?».
Lei va in giro a parlare bene del suo ex leader, Antonio Di Pietro.
«Uhhh...».
No, a questa domanda deve rispondere.
«Beh, insomma: quando Di Pietro dice che il Paese ha bisogno di due, tre riforme importanti, mi trova d'accordo».
Ma non è che lei si sta riavvicinando a Di Pietro?
«Ma possibile che a voi giornalisti sfugga sempre una cosa?».
Quale?
«La più semplice: in politica ci si confronta, ci si lascia, ci si ritrova. L'importante è ragionare sempre e solo nell'interesse del Paese».
Beh...
«Non ha capito quello che ho detto?».
No no, ho capito.
«Ah, ecco...».
In caso di elezioni, lei che fa?
«Vorrei presentare una lista con il mio "Movimento di responsabilità"».
Appoggiando Berlusconi?
«Eh, piano...».
Piano, perché?
«Perché perché perché...».
Risponda.
«Scusi, lei vuol farmi leggere nel futuro?».

( Un personaggio pazzesco, assoluto, definitivo, l'onorevole Domenico Scilipoti, di anni 54, ginecologo e agopuntore, ora di ritorno in treno da Firenze. «Alla presentazione del mio libro... eh eh... mi sono anche permesso di dire un paio di cosette, due o tre ideuzze che ho e che ci porterebbero subito fuori da questa brutta crisi economica» ).

Fabrizio Roncone



martedì 8 novembre 2011

 

Il tradimento ama il potere 

MARCO BELPOLITI 

C’è tradimento e tradimento. Il più terribile non è quello dell’abbandono dell’uomo o della donna amata, per cui in italiano si può tranquillamente titolare un film di Truffaut, dedicato alla vita coniugale, «Non drammatizziamo... è solo questione di corna», quanto piuttosto quello che ha che fare con il potere. Il vero tradimento avviene sulla scena del potere e ha come oggetto uno scambio ineguale. Giuda Iscariota, l’unico apostolo che non proveniva dalla Galilea, consegna Gesù, il suo Maestro, ai sacerdoti e si congeda da lui con il bacio. Il Cristo replica con: «Amico, fai quello per cui sei venuto». Il tradimento è un atto in cui qualcuno consegna qualcosa. Secondo un antico etimo «tradire» viene da «tra», oltre, e «dare», consegnare. Il tradimento non è che una trasmissione, e solo nel corso dei secoli tradire ha assunto un significato negativo, là dove invece implicava un passaggio, un trasferimento. Nella tradizione letteraria che è scaturita dal cristianesimo il gesto dell’Apostolo traditore è stato interpretato in molti modi, quasi che Giuda, per essere coerente con se stesso, e con gli insegnamenti del Maestro, lo consegni necessariamente ai sommi sacerdoti. Una fedeltà oltre ogni ragionevole considerazione. A chi e a cosa? All’ideale. Il tradimento supremo è un atto obbligato, una necessità, per adempiere a quanto era già stato annunciato da Gesù medesimo; affinché il Figlio dell’Uomo potesse sacrificarsi per tutti noi era necessario il bacio dell' Iscariota. Nel momento del passaggio Giuda si avvicina e non riesce a guardare negli occhi il Cristo; il bacio appare come un gesto di ripiego, una mossa diagonale, mentre Gesù, così nella vulgata non scritta, lo fissa negli occhi. La tradizione pittorica ci tramanda un Gesù a viso aperto, mentre il traditore ne fugge lo sguardo diretto. Forse a questo allude il presidente del Consiglio quando dichiara: voglio vedere in faccia chi è capace di tradirmi? Milan Kundera che tra gli scrittori contemporanei ha scandagliato con più acutezza il tema del tradimento, in «L’insostenibile leggerezza dell’'essere», sostiene la necessità del tradimento, o almeno il suo valore positivo; gli pare come il modo per sciogliere i legami che tengono fissati a noi stessi. L’ignoto è la meta cui mira il traditore che compie uno scarto improvviso, un movimento ellittico verso una possibile o presunta libertà, propria e altrui. Non si tradisce dunque per debolezza, ma per obbedire a una vocazione profonda, come sostengono i vangeli apocrifi redatti dalla sette gnostiche, ad esempio il Vangelo di Giuda.

Un tema questo che è alla radice del tradimento romantico, poiché il traditore o la traditrice cerca di colmare con il suo atto imprevedibile qualcosa d’incolmabile: l’infelicità. Amore e potere sono due facce della medesima medaglia, poiché, come il vangelo degli gnostici dimostra, si tradisce per troppo amore: della verità, della felicità, di se stessi, ma anche dell’altro, per obbedire al desiderio. Il vero opposto di Giuda, un idealista per alcuni scrittori dell’Ottocento e del Novecento, è Jago, l’uomo che trama nel buio, che suggerisce il sospetto, e logorato dall’invidia, il male assoluto, commette il vero tradimento. Il vero traditore antepone a tutto le ragioni di ciò che è superiore: Amore, Verità, Giustizia. Il traditore è colui che «consegna qualcosa a qualche d’uno». Come accade nel tradimento di Cesare: l’amato è diventato un tiranno, per cui merita di morire. Lui sì che ha tradito, non i congiurati che ne hanno ordito l’assassinio. Loro sono dei puri. I traditori sono eroi? L’intenzione era buona, il risultato nocivo.

Dopo aver consegnato Gesù ai suoi nemici, dopo il bacio, l’Iscariota si uccide. Secondo una tradizione apocrifa si sarebbe gettato dall’alto, e schiantandosi al suolo le sue viscere sarebbero schizzate fuori. Così compare in un sarcofago medievale del re Pedro I di Portogallo: Giuda si squarcia il ventre da cui, oltre alle sue viscere, esce una testa che sembra assumere la posa del rimorso. Jago non si pente, Giuda sì. Ma è troppo tardi. Il potere non risparmia nessuno e il tradimento è la sua legge più intima. Alla base di ogni potere c’è un tradimento. E ogni potere cessa attraverso il tradimento. «Chi di spada ferisce, di spada perisce», dice il proverbio. Il tradimento è il possibile nome della vendetta.

7 novembre 2011
POLITICA
10 agosto 2011, Brunetta: «Italia a posto entro tre mesi»

«A chi diavolo interessa sentire la voce egli attori»?

HARRY M. WARNER, 1927, presidente della Warner Broters Pictures

 

«La bomba atomica non esploderà mai, e io parlo in qualità di esperto di esplosivi».
Vannevar BUSH, 1945, consigliere del presidente U.S.A.

 

«Il cavallo è qui per restare, l'automobile è una novità - una moda».

Il presidente della Michigan Savings Bank, 1903, nel suo consiglio a Horace Rackham, avvocato di Henry Ford, affinchè non investisse nella Ford Motor Company.

 

«Dopo i primi sei mesi, la televisione non riuscirà a far presa sui mercati. La gente ben presto si stancherà di stare a guardare tutte le sere una scatola di legno». 

DARYL F. ZANUK, 1946, Direttore degli studi cinematografici della 20th Century Fox, parlando della televisione.





articolo di mercoledì 10 agosto 2011

La ricetta di Brunetta: "Per fare le riforme bastano tre mesi"

di Alessandro Sallusti

Il ministro preme sull'acceleratore: "Pensioni, tasse, federalismo, accorpamento delle Province: pronti alle riforme, da settembre si può" 

Ministro Brunetta, questo famoso governo del fa­re, se non ora quando?
«Non c’è alcun dubbio: ora».
Non crede sia tardi? «A parte che in questi anni non è che siamo stati pro­prio con le mani in mano, non è mai troppo tardi. Anzi, le dirò di più».
Dica...

«Non soltanto abbiamo il dovere del fare per salvare il Paese dalla crisi, ma è la nostra grande occasione per in­vertire il vento e avviarci a rivincere le elezioni nel 2013 ».
Buona notizia, ma come? Affidandosi alla Banca centrale europea, alla Merkel e a Sarkozy?
«Balle della sinistra. Siamo nati nel ’94 per cambiare questo Paese, dobbia­m­o solo completare l’opera stando esatta­mente nel solco tracciato dal presidente Berlusconi».
Già, 17 anni appunto. Come mai solo ora tutto questo ottimismo? Gli italia­ni ne hanno molto meno...

«Capisco l’ironia ma la risposta è sem­plice ».
Cioè?
«La crisi economica ha messo a nudo le ipocrisie della sinistra, le miopie e le posi­zioni di rendita del sindacato. Le ricette che tutti invocano per non soccombere noi le avevamo già scritte. Alcune sono sol­t­anto rimaste imbrigliate nei riti della poli­tica e nell’antiberlusconismo militante. Adesso non ci sono più alibi per nessu­no ».
L’opposizione fa il suo mestiere, i nu­meri li ha chi governa . «Sfasciare il Paese non è un bel mestie­re. Comunque adesso si deve cambiare. Il nemico per noi non deve più essere l’op­posizione, ma il tempo».
Il tempo?
«Già, dobbiamo accelerare e possiamo farlo perché la benzina nel motore c’è già».
E come?
«Da subito servirebbe che il Consiglio dei ministri si riunisse non una ma due vol­­te alla settimana, per deliberare ma anche per monitorare i processi legislativi. Così come il Cipe si deve riunire una volta al me­se. Decisioni, controlli e risorse: questa è la ricetta».
Ma se poi in Parlamento le cose vanno come vanno...

«Oltre che per noi, la crisi deve essere un test anche per l’opposizione.Vediamo chi ci sta e chi invece preferisce rimanere sulle vecchie barricate».
Si riferisce a Casini?
«Soprattutto a lui, tiriamo fuori le carte, parliamone e votiamo. Ma subito, il tem­po dei rinvii è finito».
Per esempio?

«Riforma fiscale e assistenziale. Il testo c’è.Corsia preferenziale e,in parallelo,de­creti attuativi. Se c’è la volontà politica, dal 2012 può essere in vigore».
Costi della politica?

«Fatto».
Fatto?

«Certo. Quanto crede che possa metter­ci la Commissione che deve rendere con­creti gli allineamenti delle retribuzioni dei costi italiani a quelli europei»?
Non lo so, a occhio anni .
«Io dico tre settimane, ma stando lar­ghi ».
Se va a finire come sulle Province da abolire...

«Il disegno di legge per accorparle c’è. Votiamolo. Non solo. Il federalismo muni­cipale è già legge. Anticipiamo l’entrata in vigore così accorpiamo anche i piccoli Co­muni. Poi non sarebbe male pensare an­che ai costi del sindacato e, perché no, a ri­sparmiare anche sui contributi ai giorna­li ».
Questo è il libro dei sogni.
«No, è il programma del Pdl e di questa maggioranza. Ed è il risultato dell’azione di governo».
Non sempre si vede .
«C’è una cortina fumogena che copre tutto e non l’abbiamo certo stesa noi. Lei sa che si può privatizzare anche dopo il re­ferendum sulla questione dell’acqua?».
No, non lo so.

«Male, è grave. Basta prendere il decre­to Ronchi, togliere l’acqua e applicarlo su luce, gas, spazzatura, trasporti. Del resto, per dirla alla Bersani, ce lo chiede l’Euro­pa ».
L’Europa chiede anche incentivi allo sviluppo .
«E fa bene. La cosa non ci spaventa».
Tremonti, sul tema, sembrava alme­no preoccupato .
«La politica dei tagli lineari non ha fun­zionato. Andiamo oltre. La riforma costi­tuzionale dell’articolo 41, quella sulle li­bertà di impresa, è già scritta. Nel decreto sviluppo di maggio e nel decreto manovra di luglio ci sono ben ventisette misure per la crescita. Non mi sembrano cose da po­co ».
Basteranno?
«Solo a evadere tutto ciò che è già pron­to si farebbe un enorme, decisivo passo in avanti. E se serve altro non ci tireremo in­dietro ». Per esempio?
«Per esempio le pensioni. Personal­mente credo che si potrebbe lavorare su quelle di reversibilità, una spesa da 38 mi­liardi metà dei quali destinati a chi non ne ha pieno diritto o vera necessità».

Questi italiani non saranno entusia­sti .
«Gli italiani non saranno entusiasti se il salvataggio fallisce. Neppure l’idea del riordino delle professioni e degli Ordini piace a tutti gli interessati ma andrà fatto».
Visto che serve fretta, parliamo di tem­pi .
«Da settembre a dicembre si può incar­dinare quasi tutto. Nel 2012 comincere­mo a vedere i risultati, nel 2013 raggiungia­mo il pareggio e rivinciamo le elezioni».

 



23 ottobre 2011
SOCIETA'
Parlare male della padania, porta male....
Antonio Cassese, morto a Firenze il 22 ottobre 2011
Andrea Zanzotto, morto a Conegliano il 18 ottobre 2011

Questi sono i loro ultimi due articoli


2 ottobre 2011


IL PADANO NON È UN POPOLO

Ha forse torto Giorgio Napolitano a dimenticare il «diritto universale dei popoli all' autodeterminazione», come ha detto l' onorevole Roberto Calderoli? No, è Calderoli che ha torto quando rivendica quel diritto per il così detto popolo padano. Né la Costituzione italiana, né il diritto internazionale conferiscono l' autodeterminazione agli abitanti della Padania. La nostra Costituzione è chiarissima. L' articolo 5 proclama che la Repubblica è una e indivisibile, anche se attenta alle esigenze dell' autonomia e del decentramento. E infatti neanche l' Alto Adige, una regione con una forte minoranza linguistica, e i cui leader politici avevano invocato per anni la secessione, l' ha ottenuta, perché contraria alla nostra Carta costituzionale. Ma nemmeno il diritto internazionale, ancora impregnato delle idee lanciate nel 191415 dal presidente statunitense Wilson e da Lenin, riconosce alcun diritto al "popolo padano". Attualmente il diritto internazionale accorda l' autodeterminazione "esterna", e cioè il diritto all' indipendenza eventualmente raggiungibile attraverso la secessione, solo a tre categorie di "popoli": (1) quelli coloniali; (2) quelli sottoposti a dominio straniero o ad occupazione militare (come il popolo palestinese o quello del Sahara ex spagnolo sottoposto all' occupazione del Marocco); (3) ai gruppi "etnico-razziali-religiosi" discriminati così gravemente a livello politico e sociale dalle autorità centrali da non essere in alcun modo rappresentati nelle assise di governo (è quel che succedeva alla maggioranza di colore in Sudafrica all' epoca dell' apartheid). Ora, è chiaro che il "popolo padano" potrebbe tutt' al più ricadere nella terza categoria. Ma così non è, per due ragioni. Ove anche quel "popolo" costituisse una minoranza etnico-razziale-religiosa, il che non è, è un fatto che non solo non è discriminato politicamente e socialmente ma che ha addirittura tre ministri al governo. Per una ragione simile qualche anno fa la Corte Suprema del Canada negò l' autodeterminazione al Québec - che pure costituisce una minoranza linguistico-religiosa - appunto perché quella minoranza non era affatto discriminata a livello politico centrale. Ma la ragione determinante è che la Padania è solo un' entità geografica, anche se ha le sue tradizioni e ha dato vita ad un partito politico. Quindi, parlare per essa di autodeterminazione e secessione è parlare a vanvera. Ovviamente Calderoli nemmeno potrebbe invocare il diritto all' autodeterminazione "interna", che è il diritto universale ad un sistema rappresentativo, pluripartitico e democratico: sistema questo che è già pienamente operante in Italia. Sarebbe opportuno che si smettesse di inquinare il discorso politico con fumose ed inconsistenti chimere, che creano aberranti aspirazioni, distraendo dai tanti gravi problemi che affliggono l' Italia. E forse sarebbe utile che alcuni nostri politici si leggessero qualche manuale elementare di diritto costituzionale e internazionale.

ANTONIO CASSESE



Cultura

10/10/2011 - INTERVISTA

Andrea Zanzotto
"Che imbroglio la Padania"

Andrea Zanzotto è nato a Pieve di Soligo (Tv) il 10 ottobre del 1921. I suoi versi sono stati tradotti in tutto il mondo Sopra il poeta in un ritratto di Paolo Galetto

 

Il più padano dei poeti italiani compie oggi novant'anni e non rinuncia all'indignazione: "I leghisti fabbricano spettri"

MARCO ALFIERI

 

INVIATO A PIEVE DI SOLIGO

 

Qui nell’alta marca trevigiana ci sono piccole zone incontaminate che resistono. Posti dimenticati come Refrontolo che hanno una felicità in sé e conservano un loro incanto. Ma ormai non si può più nemmeno pensarlo, il vecchio Veneto. In giro c’è una ferocia tale che si esprime in un impulso alla velocità, alla fretta…» dice il poeta Andrea Zanzotto. Oggi compie 90 anni e per l’occasione verrà presentato un libro celebrativo intitolato Nessun consuntivo con un saggio di Carlo Ossola, contenente una lettera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Da Pieve di Soligo, da quel mondo collinare che ha fatto da fondale ai quadri eterni di Giorgione, Tiziano e Tintoretto, poi devastato dall’industrializzazione selvaggia e dai capannoni del mitico Nord Est, il più cosmopolita dei nostri poeti continua a guardare alle cose del mondo e a tutti noi. Non senza rovelli e nuovi spettri. Zanzotto, a casa sua, è seduto al centro di un piccolo divano, coperto da un berretto rosso e un plaid marrone. Il suo viso è scavato dall’età e dagli acciacchi, ma gli occhi si muovono vispi. La testa mobile e curiosa, da indignato cronico.


È vero che segue da vicino la crisi finanziaria mondiale?

«Questa modernità cannibale mi ossessiona. La stoltezza che circola si palpa come un vento».


«In questo progresso scorsoio, non so se vengo ingoiato o se ingoio…», scrisse qualche tempo

fa. Aveva forse previsto tutto?

«La mia cultura è soprattutto letteraria. Per questo mi trovo a inseguire delle realtà con il dubbio di non raggiungere nessuna e benché minima formulazione di un quadro attendibile. C’è qualcosa di azzardato e di friabile in questo nostro presente che sento di non poter controllare».

Se per questo anche gli economisti non hanno previsto nulla. Zanzotto lei è in buona compagnia…
«Questo è vero. In alcuni momenti credo di poter formulare qualcosa di abbastanza stabile. Forse è soltanto il potere della poesia a far sì che riesca a mantenere un contatto con il mondo nonostante il senso di disappartenenza in cui mi trovo costretto a vivere, anzi a sopravvivere. Ma poi mi accorgo che anche questa è un’illusione. Tutto è pressappoco e ci si trova con il fumo nelle mani…».


Lei parla di illusioni. Però le sue battaglie contro la cementificazione selvaggia che si sta mangiando mezza pianura del Piave, sono fatti molto concreti. Qui a Pieve di Soligo si ricordano tutti quella, vinta, a difesa del prato di via delle Mura. Doveva nascere un mega palazzetto, lei è riuscito a fermare le ruspe…

«La mia non è una battaglia antimoderna ma un fatto di identità e civiltà. La marcia di autodistruzione del nostro favoloso mondo veneto ricco di arte e di memorie è arrivata ad alterare la consistenza stessa della terra che ci sta sotto i piedi. I boschi, i cieli, la campagna sono stati la mia ispirazione poetica fin dall’infanzia. Ne ho sempre ricevuto una forza di bellezza e tranquillità. Ecco perché la distruzione del paesaggio è per me un lutto terribile. Bisogna indignarsi e fermare lo scempio che vede ogni area verde rimasta come un’area da edificare».


Un’altra battaglia che combatte da anni è quella contro l’imbroglio della cultura leghista…

«Mi ha fatto molto piacere sentire il Capo dello stato riaffermare l’unità d’Italia e liquidare certi giochi di parole che negli anni avevano creato un imbroglio. La Padania non esiste, il popolo padano neppure. Questa è una storia più che ventennale di equivoci e spettri. La riaffermazione di Napolitano potrà darci il senso di una tregua. E sono convinto che piano piano questo fantasma sparirà».

Eppure nei comuni qui attorno, in questi luoghi del quartiere del Piave sacro alla patria – Moriago e Nervesa della Battaglia, il Montello degli ossari dove correva la linea del fronte della Grande Guerra, l’isola dei morti dove il 26 ottobre 1918 gli arditi sfondarono le linee austriache - la Lega e la sua retorica anti italiana fanno il pieno di voti da anni, com’è possibile?
«Perché esiste una contraddizione molto forte tra la tradizione dell’Italia una e indivisibile e un paese reale diviso dal punto di vista economico. Questo dualismo lasciato marcire per anni ha confuso i piani producendo l’imbroglio di due paesi altri tra loro. Arrivando all’equivoco padanico».

Invece riaffermare nel corso del suo 150esimo anniversario l’unità d’Italia è stato come un urlo liberatorio. Come se Napolitano avesse gridato: “il re è nudo”, sgonfiando d'incanto la retorica secessionista.

«Il viaggio in Italia di Napolitano in occasione del 150° anniversario dell’unità ha come riscoperto un patriottismo sopito. In precedenza si era sottostimato quel che era il bisogno di proclamazione unitaria».

In effetti anche l’ex sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, al dunque si rimette in testa il cappello da alpino e sventola il tricolore. Il sindaco di Verona Flavio Tosi pure. Continua però l’abuso del dialetto, strumentalizzato a fini politici dai dirigenti leghisti…

«La riaffermazione di Napolitano spero dipani anche questo grande equivoco identitario. Come ci ricorda Gian Luigi Beccaria nel suo splendido libretto Mia lingua italiana , per prima è venuta la lingua. Non è stata una nazione a produrre una letteratura, ma una letteratura a prefigurare il desiderio e il progetto di una nazione italiana. A partire da Dante, Petrarca e Boccaccio.

Naturalmente ci sono mancanze e ritardi in un processo forse non del tutto riuscito che ha portato all’Italia unita».

 

In che senso?

«Storicamente le lingue erano frazionate, c’era una radicalità di dialetti, questo è vero. I mille sbarcati in Sicilia non si capivano, Cavour e la classe colta piemontese parlavano francese. Pittoreschi contrasti che però convergevano verso l’unità del paese, perché la lingua e la nostra tradizione letteraria ci hanno insegnato cosa significasse essere italiani e non soltanto fiorentini, lombardi, veneti, piemontesi o siciliani...». Una lezione che i novant’anni di Andrea Zanzotto, veneto di Pieve di Soligo, la vandea leghista, ricordano a tutti a futura memoria.


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permalink | inviato da neapoliscallsnapoli il 23/10/2011 alle 20:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
21 ottobre 2011
SOCIETA'
I disordini a Roma del 15 ottobre
Vedere la statua della Madonna divelta, calpestata e distrutta in occasione della manifestazione a Roma degli indignati, mi ha riportato alla mente le scene della distruzione dei Buddha di Bamiyan, ad opera dei talebani nel 2001. La Madonna rappresenta una madre che ha assistito all'assassinio dell'unico figlio, citata anche nel Corano, è uno dei simboli dell'armonia e della pace.
Il distruggere è l'opposto del costruire, distruggere è molto più agevole e spettacolare, del resto "fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce".

uh! com'è difficile restare calmi e indifferenti
mentre tutti intorno fanno rumore
in quest'epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell'orrore.
Ho sentito degli spari in una via del centro
quante stupide galline che si azzuffano per niente


Franco Battiato Bandiera bianca

21 ottobre 2011
SOCIETA'
Cicero pro domo sua


 Come si conquistano i giovani lettori?

Probabilmente il problema che dovreste porvi non è più cosa bisogna scrivere per attirare il lettore, piuttosto ci si dovrebbe preoccupare della natura del "nuovo" lettore, quello che si affaccia alla nuova politica, quello che le notizie non le afferra, ma ne mastica solo l'eco mediatico. Personalmente, da lettore giovane, ritengo che dei seri dibattiti che possano offrire uno scorcio, seppur soggettivo, di una conclusione, di qualcosa di concreto, potrebbero essere una valida soluzione. Con dei giornali che dicono tutto ed il contrario di tutto, con dei politici che dicono niente ed il contrario di niente, probabilmente il pubblico si sentirà richiamato da una qualche verità nata dal confronto, o quantomeno sarà ingolosito -finalmente!- a crearsi una propria opinione, e -perchè no?- ad interessarsi a far sentire la propria voce, merce assai rara, ancor di più tra noi giovani.

 

scritto da Marco Auciello 20/10/2011 20:55

http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/commentiRub.asp?page=4&ID_blog=2&ID_articolo=1272&ID_sezione=&sezione=Web%20Notes
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