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25 maggio 2013
ECONOMIA
La burocrazia vissuta da Paperino
Il funzionario corrotto, sta nella burocrazia, come la cotenna di maiale nel ragù napoletano.

DA PAPERINO E IL FRUTTO DI GNAMGNAM


Topolino n. 1039 del 26 ottobre 1975 (1° puntata)

Topolino n. 1040 del 2 novembre 1975 (2° puntata)


Sono andato a ripescare questa storia nella mia collezione di "Topolino", perchè riportata alla memoria dall'amico/collega Enzo: sempre precursore in tempi avversi.













http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/B/burocrazia.shtml

burocrazia

[bu-ro-cra-zì-a] s.f.
  • • L'insieme degli uffici e dei funzionari della pubblica amministrazione: b. statale, regionale; l'organizzazione e le pratiche cui costringe, spesso con valore spreg.: c'è tanta burocrazia

  • • sec. XVIII


23 settembre 2010
SOCIETA'
Il Mistero Buffo del Signor Burocratese

Ricordo che oltre 20 anni fa, partecipai ad una riunione affiancando il mio capo, ingegnere. Un sindacalista volendosi mettere in mostra, per affermare la sua esistenza e la sua utilità obiettò che un ufficio non aveva spazio sufficiente per ospitare il personale individuato (dove erano previsti 10 impiegati, in un call center ne avrebbero messi almeno 20, rispettando le leggi!). Il capo seccato (senza mostrarlo) rispose: "la campata dell'ambiente è compatibile con la densità di popolazione prevista". Il sindacalista non capì, ma non chiese chiarimenti, accennò un si con il capo.


Ripubblico un post, è lo stralcio di un ricorso ex art. 700 C.C., presentato da un avvocato della medesima provincia del Segretario comunale citato da Stella. Evidentemente l'Irpinia è terra fertile per queste menti.

 Lezioni di diritto

 

-       che il ricorrente, …. Aveva provveduto, beneficiando - magna pars – delle ......ad installare …. nella propria magione impianto elevatore ....

Che prefato supporto meccanico, a cagione e in conseguenza delle immutazioni determinate dalle novellate disposizioni... risulta da considerare vetusto obsoleto e, vieppiù, non rispondente alla rigorosa disciplina in materia di sicurezza;

Ed ancora, al culmine di un forte temporale abbattutosi sulla città di ....., l’impianto elevatore ha subito grave ed irreversibile nocumento .... e tanto si aggiunge alle conclusioni rassegnate da tecnici specializzati.... le quali inequovicabilmente e conformemente concludono per la assoluta totale inutilizzabilità di esso supporto tecnico, e ad colorandum con l’ulteriore segnalazione della necessità ed urgenza della integrale sua sostituzione....

Che, intanto lo istante versa in una condizione di estremo e riprorevole disagio, e che negletto ogni conato di autodeterminismo cinetico per incapacità assoluta, si vede astretto a rudimentali diaforetiche peripezie onde satollare in misura ancestrale le esigenze vitali;

.... il ricorrente ha attinto l’acme del più nigrante merore, con pregiudizio imminente ed irreparabile integrità fisica....

Che ad dirupandum, l’impianto elevatore di cui disputasi ha definitivamente cessato anche una pur larvata funzionalità a cagione del cedimento di componenti meccanici... pertanto, durante le ore del giorno e noctu, all’ordinario svolgimento puranco delle funzioni di indole fisiologica.... e che il ritardo ... dell'iter finalizzato alla erificazione di un novello impianto rischia di importare recrudescenza ulteriore alle ut-supra citate paturnie psico-fisiche, tanto premsso, col presento atto, esso Cognome e Nome... ut in atti generalizzato domiciliato e rapp.to

 

C H I E D E

 

Che la S.V. Ill.ma, Giudice, inaudita altera parte, e sull’accertamento di vedicità ed attualità teoretiche elucubrate in libello, voglia ordinare... di procedere illie et immediate alla rimozione dalla magione del pervenuto ... dell’impianto elevatore colà esistente e procederne alla installazione di impianto analogo e conforme alle disposizioni di legge in materia.


Ariano Irpino

Il Mistero Buffo del Signor Burocratese

 Di GIAN ANTONIO STELLA

 Come fa a essere «meridianamente epifanica l’indifferenza contenutistica»? La domanda toglie il sonno da giorni ai dipendenti del comune di Ariano Irpino che hanno avuto la fortuna di imbattersi nella lettera protocollata 15547 e firmata dal nuovo segretario generale Vincenzo Lissa. Un capolavoro assoluto. Un documento che nessun comico al mondo, volendo irridere al burocratese, potrebbe mai scrivere. Eccone, per la delizia del lettore, Alcuni estratti.

«Ho letto lo scritto emarginato in epigrafe con tutta l’attenzione che ha meritato. Nulla più. Vediamo elenticamente perché. Da essa viene in emersione una apodittica concezione del diritto immaginato come un’astrazione da investire acriticamente. Infatti è meridianamente epifanica l’indifferenza contenutistica che implica meccanicisticamente un calco a rime obbligato: la devozione al culto del formalismo idealizzato come un rifugio onirico».

«Tale rifugio svolge “una funzione redentrice”. Ma tutto ciò, come ammonisce un maestro dei nostri tempi, Natalino Irti, produce un meccanismo giuridico “che sospinge verso la nientità del diritto”. Ciò sta a significare, in termini più semplici, come una condotta attizia che è infeconda di effetti è appagante tuttavia per coloro che prefigurano la forma come l’unico stilema da assumere a paradigma della propria attività, in maniera del tutto avulsa dal contenuto e dalla sostanza. Da ciò ne deriva come da logico corollario come il formalismo solchi un canale biunivoco con il nichilismo giuridico. Infatti nichilismo e formalismo sono apparentati da un’intima fraternità. D’altra parte l’esperienza del nulla contenutistico esige il solo rigore formale».

«Dunque, è nel formalismo che si ricerca la salvazione del diritto: infatti abbandonati i contenuti, il diritto è concepito come un’artificialità meccanicistica. In altri termini non si può non rilevare come le panie della scepsi producano anche atti non solo avvinti a un vuoto formalismo, ma anche attratti nell’orbita del conflitto con se stessi (…). Da tutto ciò emerge l’immagine della casa prigione del paradosso: una casa dove le stanze non sono comunicanti e dove i corridoi non portano in nessun luogo “secondo la plastica immagine di Vengher filosofo decostruzionista”».

«D’altra parte non vi è chi non veda come la riproposizione formale di amletismi non è altro che la riproduzione di un vuoto contenutistico, che trova il proprio archetipo nel cavillo che come sosteneva Francesco de Sanctis nel suo Viaggio elettorale “altro non è se non il trionfo della mediocrità”» (…)

«Non è un caso che un magistrale maestro dei nostri tempi, Angelo Falzea, nelle sue ricerche di teorie del diritto tra formalismo e antiformalismo ha arato un diverso percorso: quello del realismo giuridico, l’unica strada aperturista di effetti nell’ottica della universalizzazione del bene comune che ha come epicentro la cura del cittadino. Dunque non può rivelarsi, e questo senza spirito di polemica, come nel caso di specie si ripercorre la tela di Penelope dove il meccanismo del telaio è a geometria sghemba essendo stato modificato il rapporto tra i fili della trama e quelli dell’ordito. Aveva ben intuito Max Weber quando sosteneva che le pubbliche amministrazioni si legittimavano in maniera autopoietica, essendo felici di formalizzare questa loro autoreferenzialità. D’altra parte se c’è l’inesistenza di contenuti è logico porre molta attenzione sulla forma, vero rifugio ottativo…».

A questo punto, giriamo una domanda ai lettori: qual era, secondo voi, il tema al centro di questa lettera? Risposte: A) La definizione cibernetica del concetto di zeroradice; B) La sistemazione di alcuni Lsu; C) Un corso di astrofisica progettuale; D) Un’equazione di qualunquismo genetico; E) L’acquisto di una scopa. Ma più ancora urge una domanda: Vincenzo Lissa c’è o ci fa? Perché, se quella lettera era uno scherzo, lui è un genio. E merita senz’altro, al posto di Calderoli, il ministero per la semplificazione.

il documento


Ecco la lettera «capolavoro assoluto»

L'esempio di virtuosismo burocratico

OGGETTO: riscontro nota del 9 settembre 20010 ad oggetto” Stabilizzazione L.S.U.”

Ho letto lo scritto emarginato in epigrafe con tutta l’attenzione che ha meritato. Nulla più Vediamo elenticamente perché. Da essa viene in emersione una apodittica concezione del diritto immaginato come un’astrazione da investire acriticamente. Infatti è meridianamente epifanica l’indifferenza contenutistica che implica meccanicisticamente un calco a rime obbligato :. la devozione al culto del formalismo idealizzato come un rifugio onirico. Tale rifugio svolge “ una funzione redentrice” . Ma tutto ciò come ammonisce un maestro dei nostri tempi ,Natalino Irti ,produce un meccanismo giuridico “che sospinge verso la “nientità del diritto”. Ciò sta a significare ,in termini più semplici, come una condotta attizia che è infeconda di effetti, è appagante tuttavia per coloro che prefigurano la forma come l’unico stilema da assumere a paradigma della propria attività, in maniera del tutto avulsa dal contenuto e dalla sostanza .

Da ciò ne deriva come da logico corollario come il formalismo solchi un canale biunivoco con il nichilismo giuridico. Infatti nichilismo e formalismo sono apparentati da una intima fraternità . D’ altra parte l’esperienza del nulla contenutistico esige il solo rigore formale. Dunque , è nel formalismo che si ricerca la salvazione del diritto : infatti abbandonati i contenuti, il diritto è concepito come un’artificialità meccanicistica . In altri termini non si può non rilevare come le panie della scepsi producano anche atti non solo avvinti ad un vuoto formalismo, ma anche attratti nell’ orbita del conflitto con se stessi, se solo si considera che con la sua nota del 2 settembre 2010 ,individuava chi scrive come soggetto deputato alla stipula dei contratti per la stabilizzazione degli L.S.U.. Successivamente richiama con la nota surriferita ,gli stessi argomenti da lei versati con una nota nel mese scorso .Da tutto ciò emerge l’immagine della casa prigione del paradosso : una casa dove le stanze non sono comunicanti e dove i corridoi non portano in nessun luogo “secondo la plastica immagini di Vengher Filosofo decustrozionista . D’altra parte non vi è chi non veda come la riproposizione formale di amletismi, non è altro che la riproduzione di un vuoto contenutistico , che trova il proprio archetipo nel cavillo che come sosteneva Francesco De Sanctis nel suo Viaggio elettorale “ altro non è se non il trionfo della mediocrità ,” D’altra parte come non dar ragione al maestro nostrano se non si considera coma il formalismo altro non è se non qualcosa che si avvita su se stesso senza produrre alcunchè .

Non è un caso che un magistrale maestro dei nostri tempi Angelo Falzea nelle sue ricerche di teorie del diritto tra formalismo e antiformalismo ha arato un diverso percorso: quello del realismo giuridico l’unica strada aperturista di effetti nell’ottica della universalizzazione del bene comune che ha come epicentro la cura del cittadino . Dunque non può rivelarsi , e questo senza spirito di polemica, come nel caso di specie si ripercorre la tela di Penelope dove il meccanismo del telaio è a geometria sghemba essendo stato modificato il rapporto tra i fili della trama e quelli dell’ordito. Aveva bene intuito MAX WEBER quanto sosteneva che le pubbliche amministrazioni si legittimavano in maniera autopoietica , essendo felici di formalizzare questa loro autoreferenzialità . D’altra parte se c’è inesistenza di contenuti è logico porre molta attenzione sulla forma , vero rifugio ottativo . In definitiva ciò che scrivo è decondizionato da ogni forma di polemica . Questo scritto ha solo un valore, quello di inaugurare un percorso ove, il filo che cuce l’intera trama delle azioni, sia veicolato dalla dialogia quale tessuto connettivo di una sana cooperazione a favore dell’utenza ,sperando che ella possa fare buon governo di quanto appena suggerito.

Il Segretario Generale ( Dr.Vincenzo Lissa)


Sostituisco la cultura dell’adempimento formale a quella del risultato

«Io virtuoso del burocratese?
No, le mie parole sono azioni»

Il segretario comunale Vincenzo Lissa, con una lettera definita «capolavoro assoluto», ha fatto assumere 11 Lsu


NAPOLI — «Altro che burocrate. Io con quella lettera ho risolto un problema insoluto da anni: ho fatto assumere 11 Lsu con un contratto a tempo indeterminato. In tempo di crisi mi sembra un’azione efficace, non un artificio retorico». A parlare è Vincenzo Lissa, 42 anni, segretario generale del Comune di Ariano Irpino, insediato da appena venti giorni e finito sulla prima pagina del Corriere della Sera per l’incomprensibile virtuosismo linguistico usato in una circolare.

«Un capolavoro assoluto — ha scritto Gian Antonio Stella — un documento che nessun comico al mondo, volendo irridere al burocratese, potrebbe mai scrivere». Funzionario Vincenzo Lissa, segretario comunale ad Ariano Irpino Effettivamente sarà pure «meridianamente epifanica l’indifferenza contenutistica» e sarà pur vera «l’immagine della casa prigione del paradosso, dove le stanze non sono comunicanti e dove i corridoi non portano in nessun luogo ‘‘secondo la plastica immagine di Vengher filosofo decostruzionista’’» ma non è che i labirinti della sua prosa portino da qualche parte...

«Innanzitutto non è una circolare ma una risposta a un dirigente del Comune di sicura cultura che faceva delle obiezioni sulle assunzioni. Lì io metto a giorno il mio modo di vedere. E passo per quello che non sono…».

‘‘Metta a giorno’’ pure noi.
«C’era un’aporia: da una parte la Regione pretendeva i contratti a riprova dell’avvenuta stabilizzazione degli Lsu, dall’altra la ragioneria richiedeva il decreto di finanziamento. Da entrambe le parti vi era un fondamento assiologico legittimo».

Cioè avevano ragione tutti e due.
«Sì, sennonché due assiomi contrastanti non determinano alcun effetto. Perché l’azione giuridica si concretizzasse velocemente - l’azione è tale se vede all’epicentro la risoluzione di problemi del cittadino -, allora, ho chiesto al sindaco di firmare un decreto col quale venissi incaricato di firmare i contratti. Detto fatto. Poi però ho dovuto informare con la lettera quel dirigente».

E lo ha fatto come l’ha fatto.
«Ma dietro alle parole c’è l’azione: in una società irretita da una forte crisi economica ove molti lavoratori hanno subito la destabilizzazione, il Comune di Ariano anche grazie al contributo di matrice statale, ha potuto internalizzare nella propria dotazione organica 11 precari. Questo opera la crasi operativa perfetta tra norma ed azione giacché si onora quel paradigma scolpito a forti tinte nella carta costituzionale. Come ammoniva Calamandrei, teoria e pratica sono due facce della stessa medaglia, disparatamente insofferenti ad ogni forma di scissione logico-sistematica».

Aiuto. Non ricominci. Questa è un’intervista, dobbiamo comunicare...
«Certo, so misurare i miei registri. Lavoro come assistente volontario alla cattedra di Diritto amministrativo dell’università di Salerno, mentre alla facoltà di Ingegneria curo un seminario di ‘‘Bandi pubblici’’, per insegnare ai giovani laureati come capirci qualcosa nelle gare cui dovranno partecipare».

E loro capiscono?
«Certo, la gran parte ha superato l’esame con successo. Il mio stile sa essere semplice ma quando mi trovo di fronte persone di elevato tasso culturale allora...».

Allora?
«In sede professionale faccio appello a un sano realismo giuridico, perciò la definizione di virtuoso del burocratese non mi appartiene. Il realismo giuridico desacralizza ogni forma volta a concepire il diritto come astrazione da investire acriticamente, affondandolo in una palude decisamente nomostatica».

Ci risiamo.
«Volevo dire che bisogna sostituire la cultura del mero adempimento formale a quella dei risultati, ovviamente nell’alveo della legalità».

Nella lettera cita De Sanctis. Eppure il critico sosteneva che la forma è già contenuto. Come la mettiamo?
«De Sanctis detestava il cavillo come espressione di mediocrità. Anch’io perché ritengo implichi un incomprimibile iato tra norma ed azione».

Sì, ma il linguaggio? Ne fa un uso aulico come antidoto all’impoverimento generale?
«Certo. Chi sa, ha il dovere di farlo. Cultura viene da colere, coltivare, seminare...».

E la lingua della politica contemporanea?
«Beh il presidente del consiglio usa moduli semplici, è diretto, ma, i colori non c’entrano, preferisco il lirismo di Nichi Vendola».

Che non a caso è pugliese. Non sarà una questione di «intellettuali della Magna Grecia»? «No, sono stato segretario comunale in provincia di Udine ed è andata benissimo. E poi mi è capitato di sentire l’ex ministro Castelli, citare la Fenomenologia dello spirito di Hegel. Non credo il Sud debba ammantarsi di questo complesso di superiorità».

Lei però un po’ ce l’ha...
«Affatto. In Comune ho esordito socraticamente così: la dialogìa non necessariamente scritta è da ritenere il tessuto connettivo di una sana operazione. Socrate non scrisse nulla perché riteneva lo scritto una forma di contaminazione del pensiero. Io purtroppo devo farlo e mi contamino, ma è giusto che ognuno si contamini come meglio crede».

Insomma lei è morettiano: chi parla male, pensa male, vive male...
«A Moretti preferisco Pietro Piovani di Giusnaturalismo ed etica, grande libro ove si dice: non c’è nessun primato della scienza che possa surrogare il primato dell’universalizzazione della coscienza che si finalizza hegelianamente al bene comune».
Ah scusi...

Natascia Festa

 

 

 

12 settembre 2007
Burocrazia
Corriere della Sera

12 settembre 2007, pag. 40


«Supporto consulenziale» e altre perle dei burontosauri

di Gian Antonio Stella

Chi è il «dr. Federico Lasco»? Porta i mustacchi a manubrio irrigiditi col sego? Va a letto con i capelli avvolti nella retina? Si è già avventurato sulla mac­china per scrivere, industrioso apparecchio brevettato nel 1855 dall'avvocato novarese Giuseppe Ravizza col nome di «cembalo scrivano» o intinge ancora il pennino nel cala­maio per scrivere le sue preziose annotazioni? Ha già sco­perto lo spericolato velocipede a due ruote a propulsione muscolare umana (i più trendy lo chiamano bicicletta) o va ancora in ufficio segnando il passo col bastone da pas­seggio? La curiosità non ci fa dormire: chi è questo figlio della burocrazia ottocentesca che in qualità di «Coordina­tore dell'A.G.C.12», nel Terzo Millennio ormai inoltrato, firma il bando pubblicato a pagamento lunedì sul nostro Corriere? «La Regione Campania, con sede in Napoli Via Porzio - Centro Direzionale Isola A16, indice gara euro­pea a procedura aperta ai sensi del D.Lgs. 16312006 e s.m.i per l'affidamento di servizi di "Supporto consulenzia­le e assistenza tecnica specialistica per l'attuazione del Pia­no d'Azione per lo Sviluppo Economico Regionale"...».

 

Una leccornia: «Supporto consulenziale»! Come gli sa­rà venuto in mente? Italo Calvino, che dedicò energie pre­ziose a creare le più strampalate idiozie burocratiche di quella che chiamava «l'Antilingua», non s'avvicinò neppu­re a queste vette. I burocrati, diceva, fuggono come la peste «ogni vocabolo che abbia di per se stesso un significato». Ricordate uno dei suoi esempi? Il cittadino dichiara­va: «Stamattina presto andavo in can­tina ad accendere la stufa...». E il brigadiere verbalizzava: «Il sottoscritto, essendosi recato nelle prime ore anti­meridiane nei locali dello scantinato per eseguire l'avviamento dell'impian­to termico...». Lui e il geniale Marcello Marchesi, che sentenziava est modulus in rebus!, ne facevano una parodia. Ma gli altri, i trinariciuti burontosauri del timbro, fan­no sul serio. Indifferenti alle raccomandazioni dei mini­stri, da Sabino Cassese a Franco Frattini a Franco Bassanini, che via via hanno tentato di costringerli a parlare come parlano gli esemplari normali della razza umana.

 

Impermeabili alla semplificazione imposta dai compu­ter o dagli sms. Incapaci di arrossire d'imbarazzo per le irrisioni di corsivisti quali Sebastiano Messina, che denun­ciava l'esistenza di una organizzazione segreta: l'U.C.A.S. Cioè Ufficio Complicazione Affari Semplici. Abbiamo sperato per anni di seppellire le «reversali da attergare a disdetta del provvedimento esecutivo di rilascio», l'«oblazione a carico del nubendo audioleso», le «somme da ripe­tere o scomputare nella fattispecie dell'impossidenza del diritto irrefragabile». Ci eravamo illusi che un giorno qual­che funzionario, definendo un letto «effetto lettereccio» o scrivendo testi di legge come il decreto 323 («All'art. 15 del decreto-legge 23 febbraio 1995, numero 41, convertito con modificazioni dalla legge 22 marzo 1995, numero 85, dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: 1 -bis: per le unità immo­biliari urbane oggetto di denuncia in catasto con modalità conformi a quelle previste dal regolamento di attuazione dell'art .2, commi 1-quinquies ed 1-septies, del decreto leg­ge 23 gennaio 1993...») venisse colto da un dubbio pauro­so: «Ma che minchia sto attenzionando?». Macché. Nien­te da fare. Battaglia persa. Basti ricordare che per dire quanto valeva e quanto era grande il francobollo le istitu­zioni hanno usato 925 parole: sette volte quelle bastate a Luca per spiegare la parabola del buon samaritano. Senza che ci venisse lasciata neppure la soddisfazione concessa agli americani che contro le loro stupidità burocratiche hanno almeno un sito internet: la Gogna del legislatore scemo.

 
http://www.sito.regione.campania.it/burc/pdf07/burc46or_07/decdir104_07/decdir104_07index.htm

Settore Secondario - Decreto Dirigenziale N. 104 del 3 agosto 2007 - Settore Sviluppo E Promozione Delle Attività Industriali - Fonti Energetiche - "Servizio di supporto consulenziale e assistenza tecnica specialistica per l'attuazione del Piano di Azione per Lo Sviluppo Economico Regionale (PASER). Procedura aperta ai sensi del Decreto Legislativo N. 163/2006 e S.m.i. - Approvazione atti di gara con allegati.


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permalink | inviato da neapoliscallsnapoli il 12/9/2007 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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