.
Annunci online

neapoliscallsnapoli

 
25 maggio 2013
ECONOMIA
La burocrazia vissuta da Paperino
Il funzionario corrotto, sta nella burocrazia, come la cotenna di maiale nel ragù napoletano.

DA PAPERINO E IL FRUTTO DI GNAMGNAM


Topolino n. 1039 del 26 ottobre 1975 (1° puntata)

Topolino n. 1040 del 2 novembre 1975 (2° puntata)


Sono andato a ripescare questa storia nella mia collezione di "Topolino", perchè riportata alla memoria dall'amico/collega Enzo: sempre precursore in tempi avversi.













http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/B/burocrazia.shtml

burocrazia

[bu-ro-cra-zì-a] s.f.
  • • L'insieme degli uffici e dei funzionari della pubblica amministrazione: b. statale, regionale; l'organizzazione e le pratiche cui costringe, spesso con valore spreg.: c'è tanta burocrazia

  • • sec. XVIII


19 settembre 2011
ECONOMIA
INAIL è un'idea giusta la privatizzazione?

Sarebbe sbagliato privatizzare l'Inail

Il presidente Inail, Marco Fabio Sartori, a proposito del paper IBL «Uscire dalla crisi. Un'agenda di privatizzazioni»
L'Istituto Bruno Leoni ha recentemente presentato un documento titolato «Uscire dalla crisi. Un'agenda di privatizzazioni» la cui idea di fondo è molto chiara e per molti aspetti condivisibile: ricorrere il più possibile al libero mercato al fine di diminuire costi e debiti aumentando l'efficienza complessiva del sistema. Tra le proposte figura la privatizzazione dell'Inail, un tema altre volte affrontato e che riemerge periodicamente in un positivo e utile dibattito sulle possibili iniziative necessarie per far riprendere competitività al nostro Paese.Dico subito che la proposta non mi convince non solo per i presupposti normativi su cui si basa l'attività dell'Istituto che rappresento (le norme si possono sempre cambiare), ma soprattutto per il rischio concreto di un paradossale aumento del costo assicurativo, e quindi del costo del lavoro (già oggi molto oneroso per le imprese italiane ), senza apprezzabili miglioramenti rispetto al sistema esistente. Come si ricorderà, nel 2000 la Corte costituzionale non ha ammesso a referendum il quesito concernente la materia dell'abolizione del monopolio Inail e nel 2002 la Corte di giustizia della Comunità europea ha dichiarato la compatibilità del regime Inail con i principi del Trattato riguardanti la libertà di concorrenza, basandosi sul presupposto che l'Istituto non svolge attività d'impresa e precisando che la copertura dei rischi da infortuni sul lavoro e da malattie professionali rientra nella previdenza sociale che gli Stati membri garantiscono a tutta la popolazione o a una parte di essa.
 

Inoltre, è importante sottolineare il carattere solidaristico dell'attività dell'Inail che garantisce il pieno diritto all'automaticità delle prestazioni (cioè i lavoratori sono tutelati anche nel caso in cui il datore di lavoro non abbia versato regolarmente il premio assicurativo ): applica un sistema di aliquote contributive non proporzionale all'effettivo rischio assicurato (che, se molto elevato, viene sopportato da tutte le imprese che rientrano nella stessa classe): non prevede corrispondenza tra le prestazioni e i contributi pagati proprio per garantire un indennità media anche agli assicurati con reddito basso.
Credo che ben difficilmente, a differenza di quanto accade oggi nel sistema del Welfare Italiano e nello specifico nel settore della sicurezza sul lavoro, le compagnie private potrebbero garantire gli stessi principi solidaristici non valutando la convenienza di ogni singola polizza e, in presenza di un rilevante numero di infortuni, aumentando nettamente i premi fino al rifiuto del cliente per i settori più a rischio.
Per quanto riguarda l'aspetto economico, attualmente assicurare un lavoratore all'Inail costa mediamente 390 euro/ anno. Con questa cifra l'Istituto garantisce non solo la copertura assicurativa, ma anche le attività di prevenzione, cura, riabilitazione e reinserimento lavorativo. In più, grazie ai bassi costi eli struttura e all'elevata massa critica (oltre 20 milioni di posizioni gestite con soli 9.600 dipendenti), ogni anno consegue utili rilevanti che vengono impiegati per opere di interesse sociale oppure depositati in tesoreria centrale a favore della collettività e a garanzia degli assicurati.
Ecco perché sono scettico sulla proposta dell'Istituto Bruno Leoni e fermamente sicuro, conti economici e sociali alla mano, che ben difficilmente ricaveremmo dei vantaggi tangibili da un'eventuale privatizzazione dell'attività oggi garantita dall'Inail.

Da ItaliaOggi, 13 settembre 2011

 

Privatizzazione dell'Inail, la miglior ricetta contro gli incidenti sul lavoro
 
La risposta del DG Mingardi al presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori
La privatizzazione dell'Inail, come ogni altra privatizzazione, risponderebbe a tre obiettivi, parzialmente in tensione l'un con l'altro. Primo: aprire un mercato alla concorrenza e quindi all'innovazione imprenditoriale. Secondo: indurre efficienza nell'impresa privatizzata. Terzo, cruciale in questa fase: fornire risorse al Tesoro per l'abbattimento del debito. Nel caso dell'assicurazione infortuni, questi fini non possono che essere perseguiti rinunciando alla proprietà pubblica dell'ente che ha in pancia, tra l'altro, un ingente patrimonio immobiliare e aprendo alla concorrenza un segmento di mercato incomprensibilmente ancora monopolistico (l'Antitrust auspicò la liberalizzazione per la prima volta nel 1999). Intervenendo su Italia Oggi, il presidente dell'Inail, Marco Fabio Sartori, avanza alcune obiezioni alla proposta, che abbiamo presentato alcune settimane fa come Istituto Bruno Leoni. Va a onore di Sartori non nascondersi dietro aspetti meramente giuridici: col suo intervento ci riporta alla questione cruciale, se e perché l'assicurazione per la sicurezza sul lavoro e le malattie professionali debba essere gestita in regime di monopolio. Le obiezioni di Sartori rientrano grossomodo in due categorie. La prima è così riassumibile: l'Inail è uno strumento di assistenza sociale perché, tra l'altro, si struttura secondo principi solidaristici (il lavoratore è assicurato anche se il datore di lavoro non versa le quote), impone aliquote slegate dal rischio effettivo, e non prevede corrispondenza tra le prestazioni effettuate e i contributi versati. Questi ultime due questioni si legano al secondo gruppo di considerazioni, relative al «rischio concreto di un paradossale aumento del costo assicurativo» in caso di apertura al mercato. Se il sistema deve avere obiettivi solidaristici, tuttavia, questi possono essere perseguiti (fra l'altro, con maggiore trasparenza) anche in un contesto competitivo: per esempio individuando (tramite gara) un gestore del «rischio residuale» per i lavoratori non assicurati. Va detto che questo rischio oggi non esplicitamente prezzato deve a sua volta essere gestito, anche allo scopo di far emergere e sanare le irregolarità. Non è poi il caso di discutere in questa sede se possa essere considerata efficiente o meno uri ïmpresa che gestisce 20 milioni di polizze monoprodotto con diecimila dipendenti: non essendoci concorrenza non c'è per l'appunto la controprova.
Quanto agli altri punti, quelle di Sartori sono in realtà proprio le ragioni per cui è sommamente auspicabile il passaggio a un meccanismo privatistico e concorrenziale: il mestiere dell'assicurazione infortuni non è garantire copertura a prezzi politici per tutti, ma legare il rischio al premio, precisamente per stimolare i datori di lavoro a ridurre i fattori di pericolo per la salute del lavoratore - colpendoli laddove sono più sensibili: nel portafoglio. Il vero paradosso è che l'attuale sistema, pur garantendo adeguata copertura ex post, è inefficace ex ante perché abdica alla funzione più tipica dell'industria assicurativa: ossia misurare e prezzare il rischio.
Un'assicurazione non è un mero sistema di trasferimenti. E avrebbe tanto più senso mirare a garantire la sicurezza sul lavoro tramite incentivi ecoonomici, utilizzando le assicurazioni come «braccio armato» dei diritti di chi lavora, anziché attraverso un'orgia di formalismi giuridici inutili quando non dannosi.
In conclusione, privatizzare l'Inail e romperne il monopolio non è solo strumento di efficienza gestionale e solidità contabile per il Tesoro, ma anche la migliore politica contro gli incidenti sul lavoro.

Da ItaliaOggi, 15 settembre 2011

La mia opinione

Non voglio essere cerchiobottista, ma la verità è nel mezzo, però una scelta di campo è indispensabile, tralasciando se vogliamo un sistema assistenziale o meno.

Il Direttore Generale  dell'IBL dice cose giuste, quando afferma che solo il mercato può decidere se quella dell'INAIL è una gestione efficiente impiegando circa 10.000 dipendenti per gestire 20.000.000 di polizze. E, in linea teorica, è altrettanto giusto sostenere che la competizione del mercato assicura servizi migliori a prezzi più vantaggiosi.

Il Presidente dell'INAIL, ricorda che l'Istituto assicura l'automaticità delle prestazioni (anche chi non è assicurato viene risarcito) e che una polizza di un lavoratore, mediamente, costa circa 390 Euro/anno.

Mi viene in mente il cartone animato Disney "Gli incredibili". Una delle scene iniziali dove l'ex supereroe è un grigio impiegato di una assicurazione americana, il quale da buono d'animo, suggerisce (di nascosto) ad una vecchietta come evitare le trappole burocratiche per ottenere il risarcimento dovuto, prendendosi un cicchetto dal suo capo, il quale si chiede come mai tutti i clienti che passano per lui riescono a trovare la strada giusta per il quanto spettante. Questo è il sistema americano, dove c'è, senza ombra di dubbio, libertà di mercato e tutela del consumatore. Immaginiamo cosa accadrebbe in Italia. Io un ricordo ben preciso lo tengo: il passaggio dalle polizze assicurative RC Auto a prezzo imposto dallo stato al "libero mercato": aumenti spaventosi, risarcimenti appannaggio dei più furbi, con tempi biblici per gli onesti, revoca dei contratti a chi non conviene come cliente (non solo chi fa molti incidenti, ma anche chi è in fascia bassa di rischio, in quanto paga un premio basso), richieste economiche abnormi per un neopatentato, specie di alcune città del sud. Risultato: in aumento esponenziale i veicoli privi di assicurazione (http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=162571&sez=NAPOLI). E questo è sicuramente il frutto del lavoro delle lobby, ma allo stesso tempo sarebbe interessante quanti parlamentari (o loro congiunti), che legiferano, possiedono quote delle assicurazioni o siedono nei C.D.A.

Se consideriamo che in Italia, con 390 Euro l'anno mediamente non si assicura nemmeno un ciclomotore, non ho idea di cosa accadrebbe con un libero mercato come quello per le RC auto, soprattutto se si considera che l'assicurazone obbligatoria dei lavoratori, prevede oltre alle rendite sostitutive o integrative del reddito (non alte) la copertura delle spese per ogni esigenza post infortunio, dalle protesi alle cure, fino alla ristrutturazione dell'abitazione per l'eliminazione delle barriere architettoniche. Posso garantire, che nessun dipendente INAIL ha interesse a tagliare (ingiustamente o irragionevolmente) le spese da sostenere per un infortunato, in quanto non è coinvolto in nessun premio produzione, per risparmi conseguiti tagliando i rimborsi. E l'eccezione della disonestà o della corruzione è altrettanto vera per il privato. Con una gestione pubblica, invocando la legge sulla trasparenza (241/90), si ha possibilità di avere una risposta entro 30 giorni (e nessun dirigente è disponibile a subire una sanzione, da pagare di tasca propria), con il privato è necessaria una causa, e dopo una lunga causa, dall'esito incerto: APP (Avendo Potendo Pagando....).

Quindi si obblighi l'INAIL a migliorare l'efficienza (al quanto pare l'efficacia non è argomento di discussione), magari dedicando più energie alla prevenzione (e questo è già un percorso tracciato dall'attuale governo con l'incorporazione dell'ISPESL nell'INAIL), spostando anche risorse coinvolte in settori fuori dal "core business", in modo da migliorare il servizio, sia agli assicurati che ai datori di lavoro.

P.S.

In una memorabile storia di Paperino, se non ricordo male "Paperino e i frutti di Gnam Gnam", Paperino arrivato su incarico di zio Paperone all'isola di Gnam Gnam, per ottenere gli omonimi frutti, che avevano il potere di dare il sapore desiderato a qualunque cibo, a cui sarebbero stati aggiunti,  rimane perplesso davanti agli ostacoli frapposti: trappole burocratiche- Infatti quando chiede agli indigeni, ma non usate: tagliole, fosse, e quanto altro? Gli indigeni rispondono di avere scoperto che le trappole burocratiche sono molto più efficaci. Infatti deve compilare migliaia di moduli dove sono riportate domande del tenore: "matricola della carrozzina di quando sei nato". E l'erronea compilazione di un solo campo comportava la ricompilazione ex novo di tutti i modelli, non essendo ammesse le correzioni.....

4 dicembre 2007
Il Tribunale convoca Topolino e Paperino
Dopo approfodite indagini del Commissario Basettoni.
Macchianera e Gambadilegno sono latitanti, sembra che abbiano stretto un patto con i clan vesuviani, grazie alla mediazione di Amelia, a riguardo gli indizi sono inequivocabili, in quanto è stato visto il corvo (Gennarino) sorvolare il palazzo di giustizia nel Centro Direzionale di Napoli.

 Il Tribunale convoca Topolino e Paperino

Da il:




I
 I Legali Disney e Warner Bros ricevono l'atto

Il caso nato da un processo per contraffazione di gadget. Il lapsus di un cancelliere produce effetti a catena

MILANO - Il testimone Topolino? «È pregato di comparire innanzi al Tribunale il 7 dicembre». E non da solo: perché anche «i signori Titti, Paperino, Paperina» sono attesi «davanti al giudice monocratico» per deporre «quali testi nel procedimento penale 6342/05». Il timbro parla chiaro: «Io ufficiale giudiziario, richiesto come in atti, ho per ogni legale effetto notificato l'atto che precede a: Titti, Paperina, Paperino, Topolino». La «relazione di notifica», che la cartolina dell'Ufficio notifiche atti giudiziari di Milano attesta appunto essere stata fatta pervenire al supposto domicilio legale dei fumetti, conferma: non è uno scherzo della giustizia. Ma la bizzarra esecuzione di un teorico adempimento, richiesto effettivamente dalla Procura di Napoli: la citazione proprio di questi quattro testimoni da parte del pm all'udienza in programma venerdì, in un processo partenopeo a un cinese accusato di aver contraffatto gadget con le immagini dei personaggi dei cartoni.

Ovvio che si sia trattato di un paradossale lapsus di cancelleria. Che, una volta vergato, non è stato più fermato, anzi ha via via risalito tutti i livelli di una burocrazia ormai talmente paraocchiata da diventare cieca anche rispetto al ridicolo. L'imputato cinese è accusato a Napoli di aver contraffatto giochi e adesivi con le immagini di Topolino & Co. E in questi casi è il legale rappresentante dell'azienda danneggiata a essere chiamato dal pm per riferire al giudice che quello contraffatto era davvero un proprio marchio. Ma non è un caso che ogni giorno in Italia un processo su tre «salti» per un qualche difetto di notifica.

Nella montagna di adempimenti pratici nei quali si dibattono le cancellerie dei tribunali, in perenne affanno da carenza d'organici e assenza di risorse materiali, deve essere accaduto che il tapino cancelliere di turno abbia automaticamente trasposto nell'atto di citazione dei testi i nomi rimastigli impressi in una affrettata lettura del capo d'imputazione. Il resto è implacabile burocrazia che si autoperpetua. Che sia a mano (come la citazione della Procura napoletana) o dattiloscritto (come sulla cartolina dell'Ufficio notifiche milanese), il risultato non cambia: e «mediante consegna di copia a mani dell'ufficiale giudiziario», la notifica plana (come e anche meglio che in un cartone animato) nello studio legale di Milano che di solito patrocina Warner Bros e Walt Disney nei processi per contraffazione. Improbabile, però, che Paperino e Topolino si presentino a testimoniare. Pare siano già impegnati con i bambini di mezzo mondo sotto Natale. «Legittimo impedimento».

sfoglia
  
Rubriche
Link
Cerca
Feed
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.
Curiosità
blog letto 1 volte